La vita è un occhio puntato sull'eternità. La fotografia che ne esce è il tempo che ci è dato. Il problema non è dare un nome alle cose ma vederle per quello che sono. Dettagli di colore, istantanee di vita. Un girotondo di prospettive.
Hai cinque dita
Hai lettere da sciogliere
se sei malato
guarirai
solo.
Morsicandoti la pelle
le unghie sono parenti
di un pezzo di cielo
quello tra la luna ed il sole.
Trasparente.
Ho marciato in fila indiana
ho una scarpa slacciata
ho comandi precisi
ma la mira imperfetta
Non prometto facili sentenze
nè tantomeno gradite ricompense
La taglia verrà riscossa
da persone che non godono
della mia fiducia
Ricorrono tempi morti.
Ho episodi dispersi
di una vita stonata
per cui nessun parente
sta reclamando la scomparsa.
Si scorgono biglietti d'auguri
stampati in serie
senza iniziali.
Buoni per dar credito
ai un paio d'ubriachi
e a quel che resta dei fantasmi.
Quando ho deciso di andarmene
ho portato via
un po' di polvere.
Non volevo lasciare
uno sporco silenzio
a farti compagnia.
Leggero fragore di pioggia d'agosto
disturba il sonno e quei due pensieri.
Il primo è un bimbo che aspetta da sempre
il suono festante di ninnoli e voci.
Il secondo è il tempo
che dell'attesa ha piene le mani
e intreccia canestri per raccogliere ore
profumate e mature.
Di lato guardando
incrocio le dita
a segnare il confine
fra l'azzardo e la vita.
Nero
come lo sfondo dei tuoi occhi.
Bianco
come il fondo di un piatto.
La fame non ha odori
solo il senso acuto
di uno sguardo vuoto.
E così
consumo le membra
nel respirare aria ristretta.
Che di ingoiare la vita
non ho la forza.
Ho uno stomaco delicato
un appetito malsano
e le brucianti verità
non mi sfioreranno la gola.
L'anima quella
già è cenere.
Sparsa come rito pagano
su un marciapiede
di città.
E dolente giro il dito
sul lembo di un bicchiere
per capire se il crinale di una vita
stia in capo
ad una goccia che trabocca.
Bevo quel che resta
con malcelata noncuranza
per umano dovere
di quattro poveri resti.
Rimane amara
sul fondo
la solita
fetida e futile
gioia.
Adorante
rimango a guardare.
Latenti
sguardi laterali
indugiano sui tuoi passi.
Non trovano
ombre.
Perchè il sole riposa
stordito
da gravidi lamenti.
Ventri gonfi
senza figli.
Attendono.
Un parto
di luna piena.
Cadono gocce,
passi si infilano nel mare
e affondano.
Vestiti bagnati
un corpo intriso
d'umana rivolta al destino.
Galleggia.
Sorride,
ora.
Guardando il fondo.
Attrito metallico
che si affievolisce.
Stantuffi nel petto,
fremono le mani
e giocano le ombre.
Dietro il velo
sguardo severo di madre lontana
e parole acerbe
di ventre malsano.
Amore o almen vi somiglia.
Prezioso baratto.
Oro nell'anima
e corpo di plastica.
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